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Abbandonata dal marito fuggito all’Ovest, Christiane,
una fervente socialista, si dedica anima e corpo alla
politica ed alla causa della DDR. In seguito ad alcuni
tumulti, che vedranno coinvolto anche il figlio Alex, la
donna è colpita da un malore e cade in coma. Si risveglia
otto mesi più tardi quando, nel frattempo, è stato abbattuto
il muro di Berlino. Per evitarle il contraccolpo psicologico, ritenuto fatale dai medici, il
figlio trasforma l’appartamento in cui vivono in una sorta di museo in cui nulla sembra
essere cambiato. Becker si muove tra le strade di Berlino e i suoi luoghi, quelli di un passato a volte spettrale e decadente, e quelli che fanno intuire un futuro che ancora deve accadere. La storia di una realtà mimata e riprodotta funziona da metafora dello straniamento di un popolo investito da un cambiamento subitaneo, catapultato verso un futuro difficile da gestire. Tutta la storia serve a raccontare lo smarrimento del popolo tedesco pre e post unificazione, con la descrizione di un evidente disagio (pre) che sfuma in una libertà solo formale (post). Il protagonista finisce per credere ad un ideale che la realtà ha sempre smentito e, più che alla madre, la surreale messinscena a cui dà vita serve a lui, per darsi un’identità politica, un senso di appartenenza al nuovo mondo che lo circonda e in cui fatica a riconoscersi. |
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QUESTE PROIEZIONI SI SVOLGONO PRESSO LA SALA ALESSANDRINI: |
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