HONG KONG EXPRESS
(Chonqin senlin, Hong Kong, col., 1994)
Durata: 99’
Regia, soggetto e sceneggiatura: Wong Kar-wai
Produzione: Jet Tone Production Co.
Fotografia: Christopher Doyle, Law Wai Keung
Musiche: Franchie Chan, Roel Garcia
Montaggio: William Chang Suk Ping, Kwong Chi-Leung, Hai Kit-wai
Scenografia: William Chang Suk Ping
Film in due episodi: “1° maggio a Chungking” e “Midnight Express”, entrambi ambientati nel centro commerciale Chungking di Hong Kong. Nel primo, il poliziotto matricola 223, amante deluso e in piena crisi di abbandono, incontra una bionda (palesemente con parrucca) di cui si innamora ignorando che si tratta di una narcotrafficante. Trascorreranno insieme una casta notte prima del compleanno del poliziotto, data in cui forse smetterà di avvelenarsi con scatole di ananas scaduto.
Nel secondo, la giovane Faye lavora solerte ed allegra in un famigerato quartiere di Hong Kong, ascoltando "California Dreaming". Si prende una sbandata per il poliziotto matricola 663. Colta da sindrome di identificazione con la sua fidanzata, hostess sempre in viaggio, si introduce di nascosto nella casa del poliziotto comportandosi come quell’altra, preparandogli pasti che poi getta, rassettando, per poi filare via non appena l’uomo rientra. Quando egli la sorprende sembrerebbe che possa anche nascere una storia, ma Faye lo lascia improvvisamente per andarsene in California. Al poliziotto resta un biglietto con una prenotazione aerea che la pioggia rende illeggibile…
Girato in poco meno di tre mesi, “Hong Kong Express” ha portato Wong Kar-wai alla celebrità mondiale, osannato, e non a torto, come l’erede della nouvelle vague. Amori perduti, solitudini incrociate e speranze: i personaggi maschili abbandonati che rinascono quando trovano un nuovo oggetto del desiderio, quelli femminili che vivono secondo grammatiche sentimentali altre, misteriose. Corteggiamenti estenuanti, inseguimenti emotivi e fisici, confronti psicologici: Kar-wai non si lascia intimidire e punta tutto su una freschezza di montaggio e una fotografia nervosa che noi ci siamo completamente scordati.
Prima di tutto è lo stile. Le immagini contano più delle parole, e caratterizzano la geografia interna ed esterna: la città e i volti degli attori, adoperati acutamente fuori ruolo rompendo ogni cliché, per afferrare un frammento di puro cinema post-moderno. Step-framing, ralenti, i movimenti alternati tra primo piano e sfondo: soluzioni tecniche innovative, come anche l’uso della musica che svolge un ruolo essenziale (finalmente!) nel ricordare allo spettatore gli stati d'animo dei personaggi. Gesti reiterati, tormentoni a simbolo delle nostre follie.
Materialista e romantico, Kar-wai è uno dei maestri di un cinema che vive ancora la gioia del raccontare “diversamente”.

QUESTE PROIEZIONI SI SVOLGONO PRESSO LA SALA ALESSANDRINI:
via Matilde di Canossa, 18 (di fronte all'Ospedale Maggiore e all ITIS "Galilei"), 2° piano.
Sala accessibile alle persone diversamente abili