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Isabelle Huppert: la migliore incarnazione dell’ambiguità, della doppiezza, della femminilità, della lotta. Attrice che sa rappresentare la dolcezza più sublime ma che sa anche spingersi ad indagare i lati più oscuri e perversi dell’animo umano. Dai primi ed innocenti ruoli da comprimaria fino all’incontro con i grandi autori del cinema francese: Bertrand Tavernier, Maurice Pialat, Jean Luc Godard, ma soprattutto Claude Chabrol. Affascinato dalla sua sofisticata bellezza e dall’aura di mistero che ammanta la sua espressione , il regista, feroce osservatore delle crepe della società borghese, porta l’attrice ad incarnare ruoli ostici, con propensione per la malattia psichica, personaggi che hanno nella mente sia pensieri quotidiani che orrore e follia. La ritroviamo quindi abortista in Un affare di donne, complice nella discesa agli inferi ne Il buio nella mente ed avvelenatrice in Violette Nozière. A fine anni Novanta abbiamo l’incontro con il grande cineasta austro-tedesco Michael Haneke con il quale l’attrice si spinge a toccare tematiche come la depravazione, l’immoralità e la perversione che mancavano precedentemente ai suoi personaggi. Il risultato sono due grandi capolavori del cinema come La pianista e Il tempo dei lupi. Un piccolo omaggio quindi, un tributo, un riconoscimento ad una delle più grandi attrici del cinema europeo e non solo, che ha decisamente contribuito a rendere grande la settima arte. |
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